Stamani sono andata a vedere l’alba. L’ho cercata e l’ho trovata, al di là della montagna, al di là di questa montagna che arrossisce e ingrigisce senza lasciar tempo né spazio ad altro che al suo cambiare. Ho fissato gli alberi per minuti interi. Fino a che la testa non girava troppo.Fino a che non ho sentito le gambe che cedevano appena,cedevano e mi chiedevano un appiglio. Appiglio trovato.
Un ramo, che senza le sue tre fedeli foglie sarebbe stato nudo.Ma questo è il bello, loro c’erano e lui ancora aveva il dovere di rimanere sveglio, di non cedere al sonno, al torpore del freddo. Resisti, ho bisbigliato. Mentre da dietro schiariva senza fretta, senza voglia di nascere questo giorno, ma tenacemente in via d’avvio. Non credevo che le albe fossero così simili ai tramonti. Le immaginavo piene di vita e di voglia di vita, l’ho sentita nascere stanca invece, come un bimbo infastidito d’aver lasciato la caldissima alcova di un ventre materno. E come biasimarlo. Anche a me piace molto più la notte, e la luna. Non a caso vivo dalla parte dei tramonti. Non è un caso, che sia l’ora che preferisco quando scolora e si incupisce a strisce irregolari di nero e rosso e blu. E quando sono le nuvole a decidere la forma e a selezionare i ricordi.
Ho lasciato il ramo, appiglio validissimo, e ho cominciato ad esplorare. Cric cric..le foglie morte, sotto. Luce nuova, luce nuova, luce nuova. Mi sono sentita una lucertola, a raccogliere tutti i pezzi del primo calore, ancora tiepido, di certo insufficiente. Una lucertola, e il sangue dentro a rifluire lentamente. Ho pensato cose impossibili, cose assurde. Ho pensato alla fotosintesi clorofilliana, allo zucchero che diventa energia, e tutto per il sole. Ho pensato alla chimica del verde, e poi alla mia, che chimica strana siamo noi, che alchimia, che miscuglio di tutto che abbiamo dentro. E non è solo fisicità il nostro vivere, perché senza un dentro è inutile il fuori, almeno questo credo.
Sole piano sale. Me ne stavo ritta quasi come trasformata in un albero. Ed ecco un altro pensiero senza senso, che siano tutte persone che hanno cercato nel tempo l’alba, questi alberi che mi circondano? Persone immobilizzate in una posa d’attesa. Che sia?
Di certo. Ho avuto la sensazione grandiosa d’aver capito il segreto di tutto. Grandiosa. Eccolo il trucco, e l’ho scoperto io. Lo ammetto, mi sono anche sorrisa. Con le mani in tasca, e gli occhi sempre chiusi per scaldare le palpebre alla luce, e intorno tutto quello che ho già detto, ho solo teso qualche muscolo facciale. Involontariamente, questo è chiaro.
E all’ingiù. Chissà cosa direbbe di quest’alba, se fosse qui con me.
Chissà se capirebbe il filo delle mie fantasie innocue. Inutili, ma comunque innocue.
A chi fanno male, alla fine? Forse, abbasserebbe finalmente e definitivamente quelle sopracciglia da doppia personalità, e si concederebbe uno di quei suoi attimi in cui riesce a sentire le cose ancora prima di pensarle, e le vede così vere come sono, e le trasforma anche in uno sguardo molto più profondo, e suo. Che non sa, ma è meraviglioso. Forse, si concederebbe la sua semplicità. La sua completa semplicità.
Pensiero ad ogni passo, cambia la gamba che avanza, cambia il pensiero. Così via.
Misurando l’inizio di questa mattina, tornando verso la macchina. Tornando verso casa.
Nessuno di certo deve accorgersi della mia assenza.
Anche perché sembra che pesi di più della mia presenza.
Così, Buongiorno Giorno.












